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'Web recruiting’: il servizio di ricerca del personale per l’industria 4.0!

'Web recruiting’: il servizio di ricerca del personale per l’industria 4.0!

In un mercato del lavoro in costante evoluzione, dove la tecnologia sta prendendo sempre più piede sostituendosi alla tradizionale forza-lavoro umana, le professioni stanno evolvendosi e con esse anche il modo di ricercarle.
di Elia Ricciotti


È ormai assodato che, nell’odierna società, le distanze si accorciano e il tempo accelera portando le persone ad una inconscia voglia di guardarsi sempre intorno, perché risiedere nella logica di un posto di lavoro a tempo indeterminato è diventato limitante e per di più le stesse aziende vedono più vantaggioso un turnover con nuovi innesti, rispetto ad una fidelizzazione del proprio lavoratore. Difatti, in tempi di continua evoluzione tecnologica, l’innovazione pare sia l’unica chiave di lettura anche nel mondo del lavoro e – di conseguenza – la voglia di innovarsi deve rimanere sempre costante, traducendosi così in nuovi inserimenti di personale.

In altre parole, il mercato sta divenendo sempre più interdipendente alle dinamiche tecnologiche: sia la domanda di forza-lavoro che l’offerta si cercano vicendevolmente e in modo continuativo, creando picchi di turnover e chiamando gli intermediari – rappresentati generalmente dalle agenzie di selezione del personale – ad adeguarsi e a rispondere a tali dinamiche con una sorta di upgrade.
Partendo convenzionalmente dal c.d. Recruiting 2.0, che indicava una modalità di selezione del personale che ricorreva più ai mezzi tradizionali (es. stampa, radio, agenzie locali ecc.) ma sfruttava le potenzialità offerte dal W3 (o, più semplicemente, Web); si è passati all’avvento degli annunci di lavoro online con l’ascesa ed affermazione delle grandi Job Board (vedi InfoJobs et similia), per arrivare all’attuale fase della selezione del personale, c.d. del Social Recruiting.

Quest’ultima è una perfetta sintesi del connubio Recruiting-W3, che si avvale delle potenzialità offerte dai social network, a cominciare dal più conosciuto Facebook passando per Twitter fino ad arrivare a LinkedIn. Lanciato nell’ormai lontano 2003, LinkedIn è stato pensato e creato per essere impiegato nello sviluppo di contatti professionali (tramite pubblicazione e diramazione del proprio CV, ndr.), e nella diffusione di contenuti specifici relativi al mondo del lavoro.

Come risultato, le società di head hunting stanno arricchendo le loro offerte con una nuova serie di servizi che, convenzionalmente, si possono riassumere nel ‘Web recruiting’ (WR). Quest’ultimo sta, infatti, interpretando appieno i tempi del c.d. Digital Recruiting che sta imponendosi giorno dopo giorno come la via preferenziale sia per le assunzioni che per le candidature. Non a caso, il WR può certamente vantare diversi punti di forza, a cominciare dalla sua caratteristica fondante: la presenza sui social.

Grazie, per l’appunto, alla presenza online le aziende possono permettersi di costruire una vera rete di contatti targettizzati alle proprie esigenze, una sorta di database che si autoalimenta attivamente ricercando i candidati, ma altresì passivamente attraendoli tramite lo sviluppo di una brand identity.

Il WR, invero, attraverso delle conference call prevede una preliminare consulenza alle aziende per la realizzazione di progetti mirati di e-recruitment, al fine di comprenderne i valori e le aspettative. Successivamente, si definisce il profilo a target da ricercare tramite la vera e propria attività di WR eseguita da HR consultant, che si direzionano proattivamente verso coloro che guardano saltuariamente le offerte di lavoro e di chi non cerca un nuovo lavoro ma è disponibile a considerare l’offerta giusta. Non solo, alcune agenzie di risorse umane prevedono un numero minimo garantito di candidature (con soglie settimanali e/o mensili prestabilite per contratto), contribuendo a sviluppare la redemption e web reputation del cliente-azienda.

Per differenziarsi con la concorrenza, molte società di selezione del personale hanno implementato dei servizi che possono definirsi ‘plus’. da affiancare al tradizionale WR, come la diffusione di video aziendali in HD quality da sponsorizzare sui propri canali social (sia forniti dal cliente, ma pure creati su misura con riprese in loco e realizzazione di interviste), fino ad arrivare alla redazione di comunicati aziendali.

In breve, riprendendo le parole dell’AD di Azimut Capital Management e co-direttore generale di Azimut Holding, Paolo Martini, rilasciate in un’intervista esclusiva ad Advisoronline di qualche tempo fa:

«[…] Bisogna poi promuovere molto di più il proprio brand personale e della società. Creare un logo individuale, pianificare forti investimenti di marketing mirati anche sul web e vivere la propria singola professionalità come fosse un marchio allo stesso modo di Nike o Apple. I primi consulenti che lo faranno veramente unendo competenze e sostanza a comunicazione avranno nei prossimi anni un vantaggio competitivo enorme. Chissà magari tra qualche anno gli head hunter si trasformeranno in procuratori e cureranno l’immagine e i diritti dei loro assistiti […]».

Insomma, la direzione intrapresa dal mercato del lavoro dell’ormai industria 4.0 è ormai chiara, non resta da fare altro che seguirla nel suo sviluppo: aziende e lavoratori siete avvisati!
 
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